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E i proprietari ai quali l'immobile è stato sottratto con la forza oltre 12 anni fa?
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I BALCONI AGGETTANTI FANNO PARTE DELLE AREE COMUNI DEL CONDOMINIO?

❌ No, non sempre.

Secondo la Cassazione (ord. n. 25192 del 15/09/2025), i balconi non rientrano tra le parti comuni dell’edificio (art. 1117 c.c.), perché:

- non sono essenziali per l’esistenza del fabbricato,

- non servono all’uso collettivo dei condòmini.

👉 Quindi, di norma, i balconi sono di proprietà esclusiva del singolo condomino.

✅L’articolo integrale è pubblicato su Confedilizia notizie di novembre
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COME SI STABILISCE IL CONFINE TRA PROPRIETÀ VICINE?

Secondo la Cassazione (ord. n. 19422 del 14/07/2025), per individuare il confine tra proprietà limitrofe, la prima cosa da verificare sono i titoli di acquisto delle rispettive proprietà. Questi documenti hanno valore prioritario come prova.

📌 Solo se:
• i titoli mancano
• sono incompleti
• non sono prodotti in giudizio
il giudice può usare altri mezzi di prova, come le mappe catastali.

✅L’articolo integrale è pubblicato su
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Felice anno nuovo dalla Confedilizia
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SINDACATO DELL'AUTORITÀ GIUDIZIARIA SULLE DELIBE-RE ASSEMBLEARI
“In tema di condominio negli edifici, il sindacato dell'autorità giudiziaria sulle delibere assembleari è limitato ad un riscontro di legittimità della decisione, avuto riguardo all'osservanza delle norme di legge o del regolamento condominiale ovvero all'eccesso di potere, inteso quale controllo del legittimo esercizio del potere di cui l'assemblea medesima dispone, non potendosi invece estendere al merito ed al controllo della
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DIVIETO DI PARCHEGGIO DECISO IN ASSEMBLEA: È VALIDO?

✅ Sì, è valido.
La Cassazione (sent. n. 25227 del 15/09/2025) ha stabilito che la delibera condominiale che vieti il parcheggio o l’uso carrabile in un’area comune non è nulla.

📌 Perché?
Perché il parcheggio non è un diritto autonomo, ma solo una modalità di uso del bene comune.
L’assemblea può quindi regolarne l’uso a maggioranza, anche decidendo il divieto, purché non venga impedito ogni utilizzo dell’area.

🚗 In
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AFFITTO NON PAGATO: QUANDO SI PUÒ CHIEDERE LA RISOLUZIONE DEL CONTRATTO?

Il mancato pagamento del canone rappresenta un inadempimento che può portare alla risoluzione del contratto di locazione. Ma non sempre.

🟢 Nelle locazioni abitative (Legge 392/1978), la risoluzione è possibile se:

• il canone non viene pagato entro 20 giorni dalla scadenza, oppure
• non vengono rimborsati gli oneri accessori per un importo pari o superiore a due mensilità del canone.

⚖️ Nelle locazioni commerciali
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Buone feste dalla Confedilizia
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DELIBERA DI RIPARTIZIONE DELLE SPESE
Ogni delibera di riparto delle spese regola “la materia in modo autonomo rispetto alla precedente e l'efficacia preclusiva e precettiva del giudicato di annullamento di una delibera condominiale è meramente negativa, ponendo soltanto un limite all'esercizio dell'attività di gestione dell'assemblea, nel senso di impedirle un atto affetto dagli stessi vizi, atto che sarebbe altrimenti a sua volta invalido”.
Così la Cassazione civile, con ordinanza n. 30961
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Martedì 13 gennaio, dalle ore 10 alle ore 12, si svolgerà un seminario web dal titolo Le novità del 2026 per l'immobiliare.
Il seminario sarà trasmesso in diretta sul sito Internet, sulla pagina Facebook e sul canale Youtube della Confedilizia.
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Articolo del presidente della Confedilizia Giorgio Spaziani Testa su Il Tempo Quotidiano
www.confedilizia.it/le-occupazioni-sono-un-danno-per-il-sistema-paese/
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SUPERCONDOMINIO: SI PUÒ IMPUGNARE LA DELIBERA SE IL RAPPRESENTANTE HA VOTATO A FAVORE?

In un supercondominio, la delibera approvata dall’assemblea dei rappresentanti dei singoli condomìni può essere impugnata da un condomino solo se il proprio rappresentante era:
• assente, dissenziente oppure astenuto.
Se invece il rappresentante ha votato a favore della delibera, il singolo condomino non può impugnarla
Se poi il rappresentante ha votato contro la volontà del suo condominio la questione
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da Il Tempo Quotidiano
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LOCAZIONE ABITATIVA: IL RECESSO ORALE È VALIDO?

❌ No, è nullo.

Nei contratti di locazione abitativa (legge 431/1998), tutto deve essere in forma scritta, compreso il patto di recesso.
Non vale il principio della libertà di forma: qui la scrittura è obbligatoria per legge.

Quindi, un accordo verbale tra inquilino e proprietario per recedere dal contratto non ha valore giuridico.

⚖️ Lo ha confermato anche la Cassazione civile (sent. n. 22647/2017).

✅L’articolo integrale è pubblicato